Con i piedi a Lescaux e la testa a Cydonia.
Ho riflettuto parecchio su quelle che per me sono state le scoperte scientifiche più significative dell'anno. Sono state tante le notizie che ho letto, gli articoli sfogliati, le riviste consultate, le discussioni portate avanti e penso di essere riuscita a trovare quattro o cinque momenti in cui davvero ho detto "Wow". Parto da un tema che mi sta a cuore: lo spazio. Innanzitutto non è possibile dimenticare il fatto che al terzo tentativo la NASA sia riuscita a lanciare finalmente la sua nuova missione per la Luna, Artemis 1, anche se i problemi sono stati tanti: perdite di carburante, maltempo, fulmini, problemi con i motori, eccetera. Alla fine però Artemis è riuscita a raggiungere la Luna, a girarci intorno, a mandarci immagini fantastiche di quello che è il nostro satellite, immagini che non vedevamo così dalle grandi missioni degli anni sessanta. Fotografie emozionanti con la Luna in primo piano e il nostro pianeta sullo sfondo, immagini che ci riportano indietro alle prime missioni Apollo, quelle che ancora non atterravano sulla Luna: parlo della missione Apollo 8 ,dell'Apollo 9 e dell'Apollo 10. Sono quelle le fotografie che ci ricordano quanto siamo piccoli nell'universo e quanto la nostra piccola biglia blu sia davvero un'oasi in un deserto nero come il carbone. Seconda notizia spaziale: la NASA è riuscita a cambiare l'orbita ri un asteroide grazie alla sonda Dart. Per la prima volta abbiamo la prova di concetto di avere le tecnologie in grado di poter colpire un asteroide e cambiarne la rotta nel caso in cui questo fosse pericolos9 per la vita sulla Terra. RIcorda uno di quei film apocalittici in cui Asteroide sta per arrivare sulla terra e tutte le potenze mondiali lavorano per colpirlo con dei missili nucleari: in questo caso è stato più semplice ed è stato necessario sufficiente reindirizzare un sonda verso l'asteroide, farla impattare ed ottenere un cambiamento di rotta. Un'altra notizia importante è un altro evento che ha cambiato il corso della storia scientifica: è sicuramente il telescopio James Webb, lanciato lo scorso Natale, nel luglio dell'anno corrente ha inviato le prime immagini che sono state rese note al pubblico nei primi giorni di luglio. Il James Webb è un telescopio con telecamere infrarossi che ci permettono di vedere delle immagini diverse da quelle a cui eravamo abituati con il telescopio Hubble. Le immagini di galassie distanti 13,5 miliardi di anni (cioè galassie che risalgono ai primi tempi dopo il Big Bang) riprese con fotografie ad altissima risoluzione sono messe a confronto con quelle di Hubble: è un po' come fare il paragone della vista di una persona con miopia con o senza occhiali. É come imparare a vedere per la prima volta. Le immagini non sono solo belle dal punto di vista estetico, ma forniscono anche un grandissimo quantitativo di informazioni che verranno elaborate piano piano da team internazionali in tutto il mondo.
Ultima notizia a tema spaziale sicuramente è la nuova classe di Astronauti presentata da Esa: tra i vari astronauti presenti anche due italiani :una donna e un uomo. Fondamentale anche ricordare la presenza di un astronauta con disabilità fisica: il primo parastronauta della storia. ESA ha iniziato questo progetto di fattibilità per vedere se sia possibile inviare nello spazio anche astronauti con disabilità fisiche aprendo quindi il primo studio della storia in tale direzione. Possiamo solo immaginare quelle che saranno Le ricadute per la qualità della vita delle persone con disabilità fisica qui sulla Terra.
Passiamo ora invece alle notizie antropologiche. L'anno si è concluso con la vincita del premio Nobel da parte di Svante Paabo per le sue scoperte nell'ambito della paleontologia, del DNA antico, dell'evoluzione umana. Paabo è da anni che si occupa di reperire DNA antico e di sequenziarlo. Grazie ai suoi studi siamo stati in grado di sequenziare il DNA del quagga, di mummie egizie, dell'uomo di Neanderthal, identificare una nuova specie umana grazie solo ed esclusivamente al suo DNA (parliamo dell'uomo di Denisova). I suoi studi hanno ispirato Michael Crichton nella stesura di Jurassic Park, hanno aperto la strada a studi senza precedenti. Quest'anno infatti sono stati tanti gli articoli pubblicati inerenti all'utilizzo dell'environmental DNA, cioè del DNA reperito dai sedimenti, dal suolo, da tracce organiche presenti nel terreno. Questa nuova tecnologia non sarebbe stata possibile senza gli studi di Paabo. Grazie allo studio del DNA antico, per la prima volta il suo gruppo quest'anno è riuscito non solo a fornire informazioni sull'aspetto fisico dei Neanderthal, sui geni e sulle malattie, ma per la prima volta abbiamo ottemuto la struttura sociale di un gruppo di Neandertal, cioè sappiamo come erano fatte queste famiglie. Dai dati emersi si evince che i gruppi fossero piccoli, intorno alle 20,30 unmiità (questo lo sapevamo già anche da dati paleontologici, dai resti trovati) e abbiamo scoperto anche che il 60% delle donne proveniva da gruppi esterni, quindi erano società che potremmo definire patri ineari in cui gli uomini rimanevano nel gruppo familiare, mentre le donne si spostavano. Non finisce qua: quest'anno ci ha regalato davvero tantissime informazioni anche su tempi più recenti: una tripletta di articoli pubblicati dal Lazaridis su Science, ha permesso di dare una nuova luce a quello che è il Medio Oriente durante il neolitico: parliamo di Grecia, Libano, Armenia, Caucaso .Questi tre articoli davvero trattano in maniera organica e completa la vita in quel periodo: grazie a studi di DNA (uno studio massivo su tantissimi campioni) su reperti archeologici, su oggetti ritrovati, sulla lingua, hanno dato e hanno raccontato una vera storia. Hanno dato origine ad una narrazione molto importante e soprattutto completa. Ritengo che sia molto importante andare verso questa direzione, cioè raccontare i fatti in maniera dinamica, con delle modalità che mettano insieme i dati archeologici, con i dati paleontologici, con i dati genetici e con i lati linguistici. Abbiamo le competenze e le capacità per poter unire insieme i pezzi ed è sicuramente molto più informativo vedere un puzzle completo rispetto a vederne piccole parti separate. Quindi se dovessi riassumere quello che per me è stato questo anno scientifico, direi che anche se non ci sono state scoperte sensazionali (non è stato sequenziato il genoma umano per la prima volta o non abbiamo messo il piede sulla Luna), sicuramente abbiamo imparato a fare due cose: in primo luogo ci siamo preparati la strada per il futuro, abbiamo messo le basi per quelle che saranno le scoperte dei prossimi 10,20,30 anni, sia con le missioni Artemis che ci permetteranno nuovamente di mettere i piedi sulla Luna, sia con le immagini prodotte dal telescopio James Webb, sia con lo sviluppo tecnologico sempre più avanzato del DNA ambientale. In secondo luogo, si è iniziato a pubblicare articoli organici, sistemici, in cui davvero si racconta una storia, in cui gli scienziati, come abili narratori, dipingono un quadro completo della storia. Se non si possiede un background che permetta di comprendere nudi dati genetici, diventa fondamentale inserirli in una cornice più ampia, più comprensibile a tutti e che permetta di vedere il quadro di insieme. Aggiungiamo informazioni sull'alimentazione, sull'ambiente, sulle famiglie, sui bambini, sui giochi, sulla lingua, tutto è come se si colorasse. È come se parlassimo di un disegno in bianco e nero che ad un certo punto prende vita e si colora, le figure si alzano e diventano tangibili.
Davanti abbiamo davvero un universo non solo da scoprire, ma da raccontare.
Buon 2023!
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