"E quindi uscimmo a riveder le stelle"

Un altro giorno della World Space Week!
Oggi vorrei parlare di un aspetto più umanistico, più romantico anche...La poesia!
Quanti poeti hanno guardato il cielo e tratto ispirazione da esso? Quanti di noi d'estate si sono coricati almeno una volta aspettando una stella cadente con un desiderio che ci rendeva grande il cuore?
Pensare allo spazio solamente come un materiale di studio tecnico/scientifico sarebbe riduttivo: conosciamo da più tempo il cielo con il cuore che con la mente. Sarebbe infinita la lista dei passi e dei versi dedicati alla volta celeste. 

"Lo duca e io per quel cammino ascoso 
intrammo a ritornar nel chiaro mondo; 
e sanza cura aver d’alcun riposo,                                  

salimmo sù, el primo e io secondo, 
tanto ch’i’ vidi de le cose belle 
che porta ’l ciel, per un pertugio tondo. 

E quindi uscimmo a riveder le stelle."

Dante nel XXXIV canto della Commedia termina il suo viaggio attraverso i gironi dell'Inferno e giunge al monte del Purgatorio: lì, da un foro circolare dice di vedere "le cose belle che porta il cielo", le stelle. Pensate, come prima cosa dopo aver visto l'Inferno, Dante colloca il cielo e le sue stelle. Una metafora che ci rimanda un'immagine di libertà, futuro e bellezza. Dante e Virgilio ("lo duca") hanno visto con i loro occhi la bruttezza dell'umanità nell'inferno: i corpi sono dilaniati, sporchi, malsani: non hanno fatto esperienza di alcunché di bello, ma qui, da un piccolo foro Dante è già in grado di godere della beltà del cielo e delle sue stelle. 

Dante non è stato l'unico poeta a lasciarsi ispirare dal cielo: Giacomo Leopardi dedicò versi o intere poesie alla Luna.

O graziosa luna, io mi rammento            
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.            
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, né cangia stile,
O mia diletta luna.

(Da "Alla Luna")

In questi versi, Leopardi trova nella Luna una figura quasi consolatoria dei suoi mali. Si ricorda di averla già vista su quel colle ove lui si trova, rammenta di aver intravisto il suo volto (come se fosse una persona reale) in un momento in cui stava piangendo, in cui era triste, malinconico. Giacomo nella sua solitudine trova nella Luna una compagna silenziosa che lo conforta, pur non intervenendo nel suo dolore che permane. 

Un altro poeta italiano che non può non essere menzionato è Giovanni Pascoli.
Una delle sue poesie più toccanti e famose, "X Agosto" (leggi "dieci Agosto") narra la morte del padre del poeta, Ruggero Pascoli.
In questi versi il poeta immagina che le stelle cadenti che si presentano proprio intorno al dieci di Agosto (San Lorenzo), siano le lacrime che il cielo piange per la dipartita di Ruggero. 

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla. 

Notate come Pascoli usi la parola "sfavilla" proprio descrivendo la scia di fuoco lasciata dall'incontro dello sciame con l'atmosfera.

Qual è il vostro testo preferito legato al cielo?


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