Maria Reiche: una vita per le linee di Nazca
Oggi vorrei raccontarvi la storia di un viaggio in una terra lontana, il Perù, e di un incontro che ho "fatto" con una scienziata davvero unica nel suo genere, una donna che ha dedicato la vita a studiare le linee di Nazca e il loro collegamento con l'astronomia.
Un paio di anni fa sono stata Perù, un paese vastissimo non tanto dal punto di vista territoriale (per gli standard dell'America Latina è in realtà davvero molto piccolo), ma da quello storico e culturale. Tradizioni, riti, storie e lingue che ti riportano a tempi antichi, a momenti della storia accennati a malapena sui nostri libri.
Prima di partire ero certa di tornare con almeno una dozzina di libri sugli Inca e un paio di schede di memoria cariche di foto di vasetti e mummie, invece sono tornata al Vecchio Continente con una croce andina al collo e con la voglia pazzesca di raccontare la storia di una matematica e astronoma tedesca emigrata in Perù: Maria Reiche.
Non sapevo della sua esistenza fino al momento in cui sono arrivata a Nazca e sulla guida è apparso il nome di questa donna dal nome tutt'altro che latino. Un piccolo museo, da visitare solo nel caso di tempo extra da perdere. In effetti un pomeriggio libero lo avevamo e così abbiamo preso un bus e siamo scese davanti a questo piccolo gioiello nel mezzo del nulla. O meglio, in mezzo alla polvere, a piccoli insetti e a numerosi cani randagi.
Il biglietto da pochissimi euro ci permette di entrare in questa piccola oasi di cultura e dedizione. Da ciò che diceva la guida, Maria era stata una scienziata che aveva studiato per molti anni le tanto famose, quanto misteriose, linee di Nazca (che avremmo sorvolato il giorno successivo, con la gioia degli stomaci delle mie compagne di viaggio).
Il piccolo museo era in origine la casa di Maria. Un paio di stanze, una minuscola struttura separata contenente una mummia, il suo minivan, la sua tomba. Non penso sia di particolare interesse che io elenchi qui tutto il contenuto della struttura, ma tra i tanti oggetti presenti (tra cui i suoi appunti, il suo sestante, il metro di carta, i conti, le frazioni, ecc), la targa all'inizio del percorso ha non solo destato la mia attenzione, ma ho percepito la sensazione che fosse la summa del perchè io ammiri così tanto le popolazioni passate e senta la responsabilità di proteggerne (nel mio piccolo mondo) la loro eredità intellettuale, fosse anche solo un rettangolo disegnato in una grotta, in Spagna, dall'uomo di Neandertal.
E' comune avere una opinione molto bassa dei nostri predecessori, di supporre che l'immenso lavoro, minuzioso e dettagliato, svolto con una coscienziosa perfezione, sia stato svolto esclusivamente per servire una superstizione primitiva.
Al contrario, qui siamo di fronte ad una testimonianza su vasta scala, unica al mondo, di una prima dimostrazione delle scienze esatte all'interno dell'evoluzione dell'umanità; uno sforzo gigantesco della mente primitiva che si riflette nella grandezza dell'esecuzione sotto questo vasto cielo delle pianure, immense e solitarie, colpite dal vento e bruciate dal sole.
Questa frase, incisa su una targa all'entrata del museo racchiude in sè il lavoro di una vita intera.
Maria, classe 1903, si trasferì negli anni '30 del secolo scorso in Perù, a Cusco, come educatrice dei figli del console tedesco. Insieme a Paul Kosok, uno studioso interessato agli antichi sistemi di irrigazione, vide per la prima volta le linee di Nazca negli anni '40 e non le abbandonò più.
Prima con Kosok, poi da sola, Maria osservò, misurò, calcolò ogni angolo e ogni retta tracciate sulle pianure peruviane. Identificò forme geometriche, zoomorfe e antropomorfe, ne studiò l'orientamento e lo mise in relazione agli astri e alla struttura e processione delle costellazioni. Notò simmetrie, corrispondenze e strutture matematico geometriche che la portarono a concludere che quelle forme, così minuziosamente disegnate, servissero da calendario astronomico. Il suo passato da matematica e astronoma aveva trovato il suo apice in forme tracciate qualche centinaio di anni a cavallo dell'anno zero. Il passato dava un senso al presente e viceversa.
Penso ci sia qualcosa di più profondo nel suo lavoro rispetto all'esperienza, ad esempio, di Hiram Bingham, lo scopritore di Machu Pichu (per stare in zona): Maria non ha solamente trovato per prima le linee (già identificate qualche anno prima), ma è entrata in connessione con la mente di chi quelle linee le ha tracciate. Questo è una delle due ragioni principali che mi hanno fatto innamorare di questa scienziata. I suoi calcoli, i suoi progetti, le sue conclusioni, almeno in parte, si sovrappongono con i calcoli, progetti e conclusioni svolte dagli antichi Nazca al momento dell'esecuzione. Maria è diventata parte di quel popolo attraverso uno degli strumenti più bistrattati e odiati dagli studenti di mezzo mondo: la matematica.
Spesso e volentieri, io stessa, mi dimentico che la matematica è un linguaggio, un alfabeto per comunicare concetti, idee, pensieri ed emozioni. Disegnare forme di tali dimensioni ha richiesto molto più di semplici doti artistiche: indipendentemente dalla ragione ultima per la quale tali strutture sono state tracciate, i Nazca ci hanno trasmesso il loro modo di pensare, la loro mente, il loro angolo più intimo. Per sottrarre ventritrè da cinquantasette io conto quanto ci va da ventritrè a trenta, da trenta a cinquanta e da cinquanta a cinquantasette. E' un mio modo, è un mio metodo, è una parte di me. Condividerla significa concedere una parte della mia persona ad altri.
Maria ha avuto la grande capacità di entrare in comunione con queste menti antiche, di penetrarci all'interno e di navigare con il suo sestante in questo mondo meraviglioso.
Non importa se le linee di Nazca fossero o no un calendario astronomico, un sistema di irrigazione o il gioco di qualche geometra Nazca un po' buontempone, rimane il fatto che così come il cibo, la musica e le tradizioni, anche la matematica può fare da ponte in questa comunione spirituale con il passato.
Parallelamente alla sua attività prettamente di scienziata, Maria si battè molto per far conoscere al mondo le "sue" linee e affinchè il governo peruviano le preservasse dal passaggio di strade e dalla costruzione di infrastrutture. Si impegnò in questa missione non solo dal punto di vista culturale e sociale, ma anche economico, pagando di tasca sua guardie private affinchè proteggessero i siti e le linee.
Il suo lavoro, la sua passione e dedizione portarono all'inserimento delle linee di Nazca all'interno dei beni dichiarati Patrimonio dell'Umanità da parte dell'Unesco nel 1994.
Sarò sempre debitrice a Maria Reiche per l'avermi fatto aprire gli occhi su quanto la matematica e la geometria possano essere strumenti comunicativi trasversali non solo nello spazio, ma anche nel tempo. I numeri ci permettono di entrare in comunione con gli antichi, di vedere le cose dal loro punto di vista, da un angolo che va oltre alle credenze religiose, alle tradizioni culturali...Un mondo geometrico tutt'altro che asettico e poco partecipativo, ma assolutamente carico di emozioni e di idee.
(Notare che il bus che ha portato me e le mie amiche al museo era della compagnia SOYUZ che è il nome delle capsule usate dagli astronauti oggi per raggiungere la stazione spaziale internazionale. Non potevo non immortalare il fatto di essere salita su una Soyuz!)
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